Come funzionano le plusvalenze e perché sono così importanti

Foto Anthony Bibard/Panoramic/Insidefoto
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Dall’introduzione delle norme riguardanti il fair play finanziario dell’UEFA, abbiamo cominciato ad assistere a fenomeni di mercato sempre più particolari e artificiosi, per poter scrivere arzigogoli di bilancio utili a non sforare determinati parametri e, quindi, a non incorrere in sanzioni. Il caso più lampante riguarda, probabilmente, il trasferimento, avvenuto l’anno scorso, di Kylian Mbappé dal Monaco al Paris Saint-Germain, in prestito con obbligo di riscatto a 180 milioni di euro. Perché muovere cifre così alte in un modo così strano?

IL BILANCIO – Per capirlo, bisogna spiegare come funziona un trasferimento in bilancio di una società di calcio. Quando si acquista un calciatore, il prezzo del suo cartellino non grava interamente sul bilancio dell’anno in corso ma negli esercizi corrispondenti alla durata del contratto firmato. Questo, generalmente, avviene con quote costanti, vale a dire che se si acquista un calciatore per 10 milioni di euro e quel calciatore firma un contratto quinquennale, graverà su 5 esercizi per 2 milioni di euro; la legge italiana permette un ammortamento con quote decrescenti, secondo uno schema percentuale che cambia a seconda degli anni di contratto, pratica di cui si avvale, per esempio, il Napoli. Se il trasferimento avviene in prestito, per la sua durata (annuale o biennale) il costo di ammortamento è quello del prestito stesso, mentre il riscatto viene ammortizzato negli anni di contratto rimanenti: ecco dunque spiegata l’operazione Mbappé, costata 0 nel bilancio 2017/2018 (quello in cui vengono caricati la prima quota di ammortamento dei 222 milioni spesi per Neymar e il suo stipendio) e che inizierà a pesare da quello 2018/2019.

 

COME CALCOLARE IL VALORE DI UN GIOCATORE – Il costo di un calciatore (composto dal prezzo del cartellino più eventuali oneri accessori, come possono essere le commissioni riconosciute agli agenti) rappresenta anche il suo valore a bilancio, che scende delle quote già ammortate col passare del tempo: il calciatore di cui si è parlato sopra avrà un valore contabile di 8 milioni dopo un anno, 6 dopo due anni e così via.

LE PLUSVALENZEIl valore contabile – che nella maggior parte dei casi è inferiore, o comunque diverso, da un ipotetico valore di mercato – è la chiave per realizzare le plusvalenze o le minusvalenze. Un club realizza una plusvalenza (e quindi un utile) quando cede un calciatore per un importo superiore al valore contabile e una minusvalenza (quindi una perdita) quando lo cede a un importo minore. E se i proventi di un club possono essere sintetizzati nella somma tra ricavi strutturali, premi sportivi e plusvalenze, è proprio questa ultima voce quella su cui le dirigenze possono avere maggiore controllo, utilizzandola per aggiustare i conti anche a ridosso dell’ormai famigerata scadenza del 30 giugno, contenendo le perdite che, di base, non devono superare i 30 milioni aggregati nell’arco dei tre anni.

GUIDA PRATICA – Il fatto che una plusvalenza sia un bonus immediato, mentre l’acquisto di un calciatore sia un onere differito nel tempo rende il meccanismo battibile, almeno nel breve periodo. Il come ce lo stanno mostrando Inter e Juventus, che sono riuscite a mettere fieno in cascina senza rinunciare ai loro big, e, in certi casi, non perdendo neanche il controllo dei giocatori ceduti. I nerazzurri hanno realizzato delle plusvalenze vendendo alcuni giovani della Primavera: Rej Manaj all’Albacete, Nicolò Zaniolo alla Roma, Ionut Radu e Federico Valietti al Genoa, Marco Carraro e Davide Bettella, all’Atalanta e Jens Odgaard al Sassuolo. Su quasi tutti questi (esclusi Manaj, Zaniolo e Radu), i nerazzurri hanno mantenuto il diritto di riacquisto, in modo tale da poter eventualmente riavere i loro giocatori e restituire il favore alle varie società coinvolte, facendo a loro volta realizzare ad esse una plusvalenza che copra la quota di ammortamento dell’anno trascorso. Un esempio più pratico si può fare parlando dell’operazione che porterà Rolando Mandragora dalla Juventus all’Udinese: i friulani lo acquisteranno per 20 milioni di euro, facendogli firmare un quinquennale, mentre i Campioni d’Italia manterranno il diritto di riacquisto a 24. L’ammortamento nel bilancio della società di Pozzo sarà dunque di 4 milioni, che potranno eventualmente recuperare (con interessi) nel momento in cui il sopracitato diritto sarà esercitato, con una plusvalenza da 8 milioni di euro (24 di incasso meno 16 di valore contabile residuo dopo un anno di ammortamento). Il tutto, con la possibilità di far girare pochissimi soldi veri: a livello di liquidità, basterà eventualmente rateizzare il versamento della somma per far sì che l’operazione possa stare in piedi senza prosciugare le casse del club della Dacia Arena. Ecco dunque per la Juventus la possibilità di mettere a segno un’utile plusvalenza (Mandragora era stato acquistato nel gennaio 2016 per 6 milioni più 6 di bonus) senza danneggiare nessuno.

I RISCHI – Ovviamente, anche questo è un gioco che non può durare per sempre. Innanzitutto, le società che si prestano a tutto ciò potrebbero non avere più la possibilità di inserire a bilancio giocatori per costi più alti del loro ipotetico valore tecnico; soprattutto, il riacquisto di tali elementi, necessario per sgravare i club amici da questi costi non prioritari, fa sì che, dopo aver beneficiato della singola plusvalenza, si ritorni alla situazione di partenza con ammortamenti più alti, alimentando il circolo vizioso, diventando sempre più schiavi di questo meccanismo. È difficile fare previsioni e parlare con sicumera di ipotetiche bolle che scoppiano, così come è complesso lanciare accuse fintantoché i regolamenti permetteranno alle società di mettere in piedi queste impalcature elusive, a prescindere dal fatto che la regola elusa possa essere considerata corretta o meno. La cosa certa, almeno a livello di principio, è che, da queste parti, la tendenza è spesso quella di allontanare un problema anziché risolverlo, sperando che qualcosa intervenga a salvare la situazione. Solo il tempo dirà se sarà convenuto essere stati più bravi prima o essere più furbi adesso.

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