Rivaldo l’extraterrestre, in gol da padre in figlio

Foto Andrea Staccioli © Insidefoto
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Lo chiamavano così quando giocava per via dei numeri incredibili che era in grado di fare col pallone. Nato a Paulista il 19-04-1972, Rivaldo è stato sempre una sorta di cigano del calcio, ha cambiato quindici squadre in carriera ed ha sempre lasciato qualcosa in ogni squadra. Ha sempre lasciato qualcosa a livello umano.
È sempre stato molto legato alla terza squadra in cui a giocato, il Mogi Mirim, dove è tornato a giocare a fine carriera, nel 2010 e poi nel 2014, dopo esserne diventato il presidente. Proprio li accadde qualcosa di bellissimo e d’impensabile, che solo nelle favole può succedere.


GLI INIZI – Torniamo però agli inizi della sua carriera, in uno dei tanti campetti polverosi brasiliani, dove i bambini sognano tutti il numero 10. Ce n’è uno più alto degli alti e più forte: ha il passo un po’ caracollante ma nessuno è in grado di togliergli la palla. Dai campetti di periferia l’extraterrestre fa presto a passare alla squadra della sua città, il Paulista, dove gioca per due anni, poi una breve parentesi al Santa Cruz e la prima al Mogi Mirim.

IL SALTO – Poi la sua prima vera grande squadra: il Cruzeiro. Due anni a buon livello e l’approdo al Palmeiras. Lì rimane tre anni e inizia a trasformarsi in un goleador: 60 gol in 97 partite. 14 il primo anno, 24 il secondo, 22 il terzo. Questi numeri e la sua classe gli aprono le porte dell’Europa, col Deportivo la Coruna che mette sul piatto più soldi di tutti per accaparrarselo. Rivaldo non delude: 22 gol in 46 partite convincono il Barcellona a bussare per portarlo a Camp Nou. La vita dell’extraterrestre è cambiata. In cinque anni è passato dal giocare in piccole squadre brasiliane ad una delle squadre più forti di sempre: il Barcellona. E anche lì non deluderà. In Catalogna, oltre a segnare molti gol, e a fare assist decisivi, riempie gli occhi del pubblico con delle giocate eccezionali e, ormai, è diventato un punto fisso anche della Seleção, con la quale ha già vinto la Confederetion Cup del 1997 e la Coppa America del 1998.

IL PALLONE D’ORO – Il meglio però deve ancor venire: Nel 1999 vince il Pallone d’oro per distacco e poi, ovviamente, arriva il Mondiale del 2002. Rivaldo segna per cinque partite consecutive e insieme a Ronaldo, il Fenomeno, trascina i verde-oro alla conquista della Coppa del Mondo.

MILAN – Alla fine di quel Mondiale, termina la sua avventura al Barcellona. A 30 anni si trasferisce al Milan e inizia la sua parabola discendente. Per un paio di anni non è più lui, le esperienze al Milan ed al Cruzeiro non sono certo positive, così fa i bagagli di nuovo e si trasferisce in Grecia, all’Olimpyakos. In Grecia trova una seconda giovinezza: torna a segnare, a fare assist e vince 3 campionati e due coppe di nazionali. Passa poi ai nemici dell’AEK Atene, in Uzbekistain e poi in Brasile, finché non torna a casa, al Mogi Mirin, di cui diventa anche il presidente. Ed è li che Rivaldo scrive la sua favola.

DI PADRE IN FIGLIO – In una gara di campionato contro il Macaé, vinta 3-1 a 43 anni suonati, Rivaldo fa l’assist per il secondo gol e sigla il 3-1 finale. Tutto normale, penserete voi, se non fosse che il primo gol della partita viene messo a segno da Rivaldhino. Il figlio? Sì, proprio il figlio. Rivaldo è riuscito a togliersi la soddisfazione enorme di fare un gol nella stessa gara in cui ha segnato suo figlio e forse questo è stato il gol più importante della sua carriera.

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